Al confine tra bene e male, sanità e pazzia, piacere e dolore, noto ed ignoto, realtà e fantasia, bagnata dai fiochi raggi obliqui di un perenne crepuscolo o di un'eterna alba, si trova una zona d'ombra, una terra di nessuno dove nulla è ancora stato scritto e tutto è possibile: benvenuti ad Interzona.

lunedì 29 novembre 2010

Un cielo color vaniglia (ovvero la mala educatión della letteratura): parte 2.

Uriah Heep, perchè non protesti? Ne avresti dopotutto il diritto. Perchè non dici nulla al buon Dickens che ti ha voluto storpio e deforme, mentre in realtà sappiamo tutti che sei un bel ragazzo? Serio, educato, ben vestito e con un'ombra di abbronzatura pure in inverno - a cool guy, chilled out - come direste dalle vostre parti.

Davvero, non è difficile immaginarti: studente se non modello almeno nella media, quindi un impiego rispettabile, preferibilmente nel marketing o nella finanza. E se nella finzione di Copperfield ti era affibbiato il ruolo del cattivo, qui da noi - sappilo - sei un uomo di successo, rispettato ed ammirato. Dovunque ti capita di sbucare - e, come un'erba selvatica, sbuchi dappertutto ed in ogni momento - il mondo ti incoraggia e ti premia proprio in virtù di ciò per cui l'ingenuo Dickens ti condanna: per il tuo essere spregiudicato, servile, machiavellico e corrotto sin nel midollo.

Ma non facciamo i moralisti, e soprattutto gli ipocriti: chi è che di continuo non trama alle spalle, dissimula, invidia, ambisce al potere ed alla ricchezza? Chi è che non pensa più di tutto e prima di tutto al proprio tornaconto? Non è anche questo, in fondo, ed anzi forse soprattutto questo a caratterizzare l'essere umano oppure lo si è soltanto a patto di acconsentire al dettato ideologico dell'essere buoni e compassionevoli? Ma davvero non fosti in grado di intuire, caro Dickens, che anche l'atto più generoso non è mai del tutto disinteressato, che non esiste gesto, pensiero, parola che non sia in qualche modo autoreferenziale? Ma forse lo sapevi, soltanto che hai deciso di usare il povero Uriah come capro espiatorio: condannando lui all'inferno hai potuto riscattare il mondo. Quello letterario della tua fantasia, naturalmente, non certo quello della realtà.

Per quanto ci riguarda, Uriah Heep, con tutte le tue deformità e bruttezze, falsità e ipocrisie, ti eleviamo a simbolo dell'umanità, forse non quella che il nostro cuore desidera, ma quella che quotidianamente si presenta ai nostri occhi.   
                                                                      

Nessun commento: