Anything but the truth (qualsiasi cosa eccetto la verità)
"Telling the truth. It's very difficult to do that in fiction because the whole process of writing fiction is a process of sidestepping the truth....The bourgeois novel is the greatest enemy of truth and honesty that was ever invented. It's a vast, sentimentalizing structure that reassures the reader, and at every point, offers the comfort of secure moral frameworks and recognizable characters"
"Raccontare la verità. E' assai difficile farlo attraverso la fiction, dato che l'intero processo di scrittura della fiction è un processo di elusione della verità...Il romanzo borghese è il maggior nemico della verità e dell'onestà che mai fu inventato. E' una vasta, sentimentalizzante struttura volta a rassicurare il lettore e ad offrirgli in ogni momento il conforto di una solida cornice morale e di personaggi riconoscibili"
James G. Ballard
I N T E R Z O N A
Al confine tra bene e male, sanità e pazzia, piacere e dolore, noto ed ignoto, realtà e fantasia, bagnata dai fiochi raggi obliqui di un perenne crepuscolo o di un'eterna alba, si trova una zona d'ombra, una terra di nessuno dove nulla è ancora stato scritto e tutto è possibile: benvenuti ad Interzona.
lunedì 20 dicembre 2010
giovedì 16 dicembre 2010
Leggi più libri che puoi, così diventerai intelligente. O imparerai molte cose che ti aiuteranno a farti strada nella vita. Chi è che da bambino o ragazzo non si è sentito ripetere da genitori, insegnanti e schiere di entusiasti educatori refrain del genere sino alla nausea. Del resto, così vuole la saggezza popolare, la stessa che a parole condanna il vizio e predica virtù, con annesso l'implicito corollario che dall'attenersi ai precetti somministrati ne conseguirà automatico beneficio mentre per i trasgressori l'unico fato ammesso consiste in una sicura disfatta, come ben esemplificato dalle edificanti parabole, giusto per citarne alcuni, di Lucignolo e di Franti. In fondo, poco più che slogan pronunciati meccanicamente e senza troppo riflettere da individui il cui atteggiamento non risulta assai dissimile da quello delle oche addestrate a ripetere a comando "Napoleon ha sempre ragione" dalla elite suina a capo della fattoria di Orwell.
Alas!, ben sanno coloro che non solgono indulgere a compiacersi di se stessi quanto sia arduo liberarsi dalle abitudini apprese durante la fanciullezza e penetrate nella carne come una seconda natura. Per quel che mi riguarda, una di queste fu appunto quella di credere nel potere della letteratura in particolare e dell'arte in generale di dire una verità sul mondo (o, almeno, che vi dovesse essere una necessaria congruenza tra queste e quello) e per converso, crescendo, di modellare in parte le mie aspettative in base a ciò che avevo letto sui libri o visto al cinema o alla televisione.
Tempo ed esperienza tuttavia hanno fatto la loro parte, riequilibrando per così dire i piatti della bilancia, ed alla tersa tenebra dell'attuale disincanto più non mi sfugge la mistificazione e l'inganno a cui ogni narratore - al pari di qualsiasi baro degno di tal nome - è costretto a ricorrere se vuol sperare di vincere la propria mano. Quindi, bambini di tutte le età, ecco il mio consiglio: siate cauti, e ricordatevi nell'addentare la mela rossa e succosa dell'arte che, per quanto invitante e saporita, questa rimane sempre il frutto di un artifizio e che quasi mai nella realtà il risveglio dai sogni si verifica per mezzo di un bacio...
lunedì 29 novembre 2010
Un cielo color vaniglia (ovvero la mala educatión della letteratura): parte 1.
Cass, la più bella donna della città, fuoco fluido in movimento, spirito ribelle che per eccesso di grazia e presunzione sfregi ed umilii il tuo corpo sino all'estremo sacrificio che solo può redimere il gretto e spietato mondo che Bukowski, come un perverso demiurgo, ha per te modellato; ebbene, cara Cass, sappi che nella realtà tu non esisti e mai potresti esistere - non certo come il buon Buk ti ha immaginato.
Su, non temere, accosta al tuo occhio questo caleidoscopio magico che ora ti porgo, e potrai gettare uno sguardo a te stessa come effettivamente appariresti in una delle possibili permutazioni del reale, per una volta emancipata dallo specchio deformante della rappresentazione artistica alla quale appartieni:
se non "the most beautyful" comunque una bella donna, al limite - c'è da sperarlo - non aspireresti a fare la velina o a partecipare a qualche reality show, ma quasi inevitabilmente finiresti, eventualmente passato qualche effimero moto di pseudoribellione adolescenziale, per scendere a patti con il mondo, a poco a poco smussando le asperità del tuo spirito (e con queste ogni autentica originalità e genuinità di esso), tanto da adattarlo alle contingenze ed alle convenienze...
Effetto acqua e sapone sapientemente ottenuto con un minimo di trucco, abbigliata con gusto (un capo firmato tutto sommato si può anche concedersi) ma senza ostentazione, sensibile educata gentile, per istinto dalla parte dei più deboli, amante della natura - ecologista, "corretta" per antonomasia (politicamente, eticamente, ecc.), ti muovi attraverso la vita con intelligenza ed ironia, per così dire a passo di danza e con il sorriso sulle labbra, hai fatto della grazia il tuo marchio di fabbrica... il logo per mezzo del quale renderti riconoscibile a te stessa ed agli altri.
Ma, come vedi, già più non saresti la Cass eroica del libro, ma piuttosto una Charlotte Gainsbourg o più terra terra una Ilaria D'Amico, in ogni caso una donna con uno status (maritata o "da maritare"), una identità sociale ben definita (codificata), e - il che non guasta - una professione rispettabile e ben retribuita. Ribelle sì, ma ormai del tutto integrata con il mondo, parte di esso...
E comunque, pure nella remota ipotesi che ti ostinassi ad essere te stessa, risoluta nell'affermare la tua diversità costi quel che costi, emarginazione, fallimento o pure il gesto estremo, al tuo sacrificio mai sarebbe riconosciuto il phatos e significato che solo un'opera di fantasia rende possibile. Privato di ogni merito, la futilità del tuo naufragio futile farebbe apparire pure il tuo viaggio, fosse anche esso stato ai limiti del mondo - tutto ciò che nella vita hai pensato, sognato, desiderato e sofferto di colpo cancellato, inghiottito nel nulla, per sempre dimenticato, come lacrime nella pioggia...
Cass, la più bella donna della città, fuoco fluido in movimento, spirito ribelle che per eccesso di grazia e presunzione sfregi ed umilii il tuo corpo sino all'estremo sacrificio che solo può redimere il gretto e spietato mondo che Bukowski, come un perverso demiurgo, ha per te modellato; ebbene, cara Cass, sappi che nella realtà tu non esisti e mai potresti esistere - non certo come il buon Buk ti ha immaginato.
Su, non temere, accosta al tuo occhio questo caleidoscopio magico che ora ti porgo, e potrai gettare uno sguardo a te stessa come effettivamente appariresti in una delle possibili permutazioni del reale, per una volta emancipata dallo specchio deformante della rappresentazione artistica alla quale appartieni:
se non "the most beautyful" comunque una bella donna, al limite - c'è da sperarlo - non aspireresti a fare la velina o a partecipare a qualche reality show, ma quasi inevitabilmente finiresti, eventualmente passato qualche effimero moto di pseudoribellione adolescenziale, per scendere a patti con il mondo, a poco a poco smussando le asperità del tuo spirito (e con queste ogni autentica originalità e genuinità di esso), tanto da adattarlo alle contingenze ed alle convenienze...
Effetto acqua e sapone sapientemente ottenuto con un minimo di trucco, abbigliata con gusto (un capo firmato tutto sommato si può anche concedersi) ma senza ostentazione, sensibile educata gentile, per istinto dalla parte dei più deboli, amante della natura - ecologista, "corretta" per antonomasia (politicamente, eticamente, ecc.), ti muovi attraverso la vita con intelligenza ed ironia, per così dire a passo di danza e con il sorriso sulle labbra, hai fatto della grazia il tuo marchio di fabbrica... il logo per mezzo del quale renderti riconoscibile a te stessa ed agli altri.
Ma, come vedi, già più non saresti la Cass eroica del libro, ma piuttosto una Charlotte Gainsbourg o più terra terra una Ilaria D'Amico, in ogni caso una donna con uno status (maritata o "da maritare"), una identità sociale ben definita (codificata), e - il che non guasta - una professione rispettabile e ben retribuita. Ribelle sì, ma ormai del tutto integrata con il mondo, parte di esso...
E comunque, pure nella remota ipotesi che ti ostinassi ad essere te stessa, risoluta nell'affermare la tua diversità costi quel che costi, emarginazione, fallimento o pure il gesto estremo, al tuo sacrificio mai sarebbe riconosciuto il phatos e significato che solo un'opera di fantasia rende possibile. Privato di ogni merito, la futilità del tuo naufragio futile farebbe apparire pure il tuo viaggio, fosse anche esso stato ai limiti del mondo - tutto ciò che nella vita hai pensato, sognato, desiderato e sofferto di colpo cancellato, inghiottito nel nulla, per sempre dimenticato, come lacrime nella pioggia...
Un cielo color vaniglia (ovvero la mala educatión della letteratura): parte 2.
Uriah Heep, perchè non protesti? Ne avresti dopotutto il diritto. Perchè non dici nulla al buon Dickens che ti ha voluto storpio e deforme, mentre in realtà sappiamo tutti che sei un bel ragazzo? Serio, educato, ben vestito e con un'ombra di abbronzatura pure in inverno - a cool guy, chilled out - come direste dalle vostre parti.
Davvero, non è difficile immaginarti: studente se non modello almeno nella media, quindi un impiego rispettabile, preferibilmente nel marketing o nella finanza. E se nella finzione di Copperfield ti era affibbiato il ruolo del cattivo, qui da noi - sappilo - sei un uomo di successo, rispettato ed ammirato. Dovunque ti capita di sbucare - e, come un'erba selvatica, sbuchi dappertutto ed in ogni momento - il mondo ti incoraggia e ti premia proprio in virtù di ciò per cui l'ingenuo Dickens ti condanna: per il tuo essere spregiudicato, servile, machiavellico e corrotto sin nel midollo.
Ma non facciamo i moralisti, e soprattutto gli ipocriti: chi è che di continuo non trama alle spalle, dissimula, invidia, ambisce al potere ed alla ricchezza? Chi è che non pensa più di tutto e prima di tutto al proprio tornaconto? Non è anche questo, in fondo, ed anzi forse soprattutto questo a caratterizzare l'essere umano oppure lo si è soltanto a patto di acconsentire al dettato ideologico dell'essere buoni e compassionevoli? Ma davvero non fosti in grado di intuire, caro Dickens, che anche l'atto più generoso non è mai del tutto disinteressato, che non esiste gesto, pensiero, parola che non sia in qualche modo autoreferenziale? Ma forse lo sapevi, soltanto che hai deciso di usare il povero Uriah come capro espiatorio: condannando lui all'inferno hai potuto riscattare il mondo. Quello letterario della tua fantasia, naturalmente, non certo quello della realtà.
Per quanto ci riguarda, Uriah Heep, con tutte le tue deformità e bruttezze, falsità e ipocrisie, ti eleviamo a simbolo dell'umanità, forse non quella che il nostro cuore desidera, ma quella che quotidianamente si presenta ai nostri occhi.
Uriah Heep, perchè non protesti? Ne avresti dopotutto il diritto. Perchè non dici nulla al buon Dickens che ti ha voluto storpio e deforme, mentre in realtà sappiamo tutti che sei un bel ragazzo? Serio, educato, ben vestito e con un'ombra di abbronzatura pure in inverno - a cool guy, chilled out - come direste dalle vostre parti.
Davvero, non è difficile immaginarti: studente se non modello almeno nella media, quindi un impiego rispettabile, preferibilmente nel marketing o nella finanza. E se nella finzione di Copperfield ti era affibbiato il ruolo del cattivo, qui da noi - sappilo - sei un uomo di successo, rispettato ed ammirato. Dovunque ti capita di sbucare - e, come un'erba selvatica, sbuchi dappertutto ed in ogni momento - il mondo ti incoraggia e ti premia proprio in virtù di ciò per cui l'ingenuo Dickens ti condanna: per il tuo essere spregiudicato, servile, machiavellico e corrotto sin nel midollo.
Ma non facciamo i moralisti, e soprattutto gli ipocriti: chi è che di continuo non trama alle spalle, dissimula, invidia, ambisce al potere ed alla ricchezza? Chi è che non pensa più di tutto e prima di tutto al proprio tornaconto? Non è anche questo, in fondo, ed anzi forse soprattutto questo a caratterizzare l'essere umano oppure lo si è soltanto a patto di acconsentire al dettato ideologico dell'essere buoni e compassionevoli? Ma davvero non fosti in grado di intuire, caro Dickens, che anche l'atto più generoso non è mai del tutto disinteressato, che non esiste gesto, pensiero, parola che non sia in qualche modo autoreferenziale? Ma forse lo sapevi, soltanto che hai deciso di usare il povero Uriah come capro espiatorio: condannando lui all'inferno hai potuto riscattare il mondo. Quello letterario della tua fantasia, naturalmente, non certo quello della realtà.
Per quanto ci riguarda, Uriah Heep, con tutte le tue deformità e bruttezze, falsità e ipocrisie, ti eleviamo a simbolo dell'umanità, forse non quella che il nostro cuore desidera, ma quella che quotidianamente si presenta ai nostri occhi.
Un cielo color vaniglia (ovvero la mala educatión della letteratura): parte 3.
Ah, Odette. Odette, assieme a tutti i miserabili di questa terra. Antico simbolo di innocenza ed implicita virtù. E' la virtù dei deboli, dei diseredati, degli oppressi di ogni tempo e luogo. Dai negri africani catturati e venduti come schiavi, ai nativi americani massacrati a Wounded Knee, ai ragazzi palestinesi vestiti di stracci visti difendersi con le pietre dai carriarmati israeliani.
Chi è che non ha, incontrandoti, quasi come un colpo di fulmine ceduto al fascino della tua disperazione; o osato mettere in dubbio il candore della tua anima; o serbare riserve su quella tua aria sperduta da Titti, povera creaturina inerme dagli occhi di cerbiatto assediata da orde di Gatti Silvestro ansiosi di fare un sol boccone della tua piccola, preziosa vita? Chi mai avrebbe il coraggio di commettere un simile sacrilegio?
Ma almeno tu, cara Odette, forse puoi. Suvvia ammettilo, che in fondo anche il tuo è un cuore di tenebra. Che un'infanzia fatta di privazioni, umiliazioni, cattiveria ed abusi di ogni tipo, piuttosto che preservare la purezza ed innocenza che tutt'ora senza intenzione dissimuli attraverso il tuo sguardo, ha riempito il tuo petto d'odio, invidia e sentimenti di vendetta. Che un'esistenza miserabile e senza potere ha fatto di te, come un lupo, un essere affamato di autorità e privilegio. Che scottata in tenera età dalle fiamme dell'inferno (e l'inferno della miseria non ha nulla di romantico), venderesti la tua anima al diavolo pur di non farci ritorno. Che per il male, le sofferenze e le frustrazioni che hai sofferto un giorno qualcuno dovrà pur pagare, sarà magari la servetta che nel non detto del "vissero felici e contenti" ti sarai di certo potuta permettere...
Spiega per favore a questi turisti della vita e prestigiatori della parola che la debolezza come il lavoro - altra falsità - non nobilita e di certo non costituisce alcun titolo di merito. Che gli umiliati ed offesi di oggi altri non sono che gli oppressori e aguzzini di domani. Che non vi è nessuna controstoria, o narrazione alternativa possibile, ma soltanto la stessa merda che all'infinito si rimescola un po' da una parte un po' dall'altra.
Niente di personale, Odette, tu lo sai. Però diglielo, diglielo a questi ingenui ed affabulatori, che la realtà è un'altra cosa.
Ah, Odette. Odette, assieme a tutti i miserabili di questa terra. Antico simbolo di innocenza ed implicita virtù. E' la virtù dei deboli, dei diseredati, degli oppressi di ogni tempo e luogo. Dai negri africani catturati e venduti come schiavi, ai nativi americani massacrati a Wounded Knee, ai ragazzi palestinesi vestiti di stracci visti difendersi con le pietre dai carriarmati israeliani.
Chi è che non ha, incontrandoti, quasi come un colpo di fulmine ceduto al fascino della tua disperazione; o osato mettere in dubbio il candore della tua anima; o serbare riserve su quella tua aria sperduta da Titti, povera creaturina inerme dagli occhi di cerbiatto assediata da orde di Gatti Silvestro ansiosi di fare un sol boccone della tua piccola, preziosa vita? Chi mai avrebbe il coraggio di commettere un simile sacrilegio?
Ma almeno tu, cara Odette, forse puoi. Suvvia ammettilo, che in fondo anche il tuo è un cuore di tenebra. Che un'infanzia fatta di privazioni, umiliazioni, cattiveria ed abusi di ogni tipo, piuttosto che preservare la purezza ed innocenza che tutt'ora senza intenzione dissimuli attraverso il tuo sguardo, ha riempito il tuo petto d'odio, invidia e sentimenti di vendetta. Che un'esistenza miserabile e senza potere ha fatto di te, come un lupo, un essere affamato di autorità e privilegio. Che scottata in tenera età dalle fiamme dell'inferno (e l'inferno della miseria non ha nulla di romantico), venderesti la tua anima al diavolo pur di non farci ritorno. Che per il male, le sofferenze e le frustrazioni che hai sofferto un giorno qualcuno dovrà pur pagare, sarà magari la servetta che nel non detto del "vissero felici e contenti" ti sarai di certo potuta permettere...
Spiega per favore a questi turisti della vita e prestigiatori della parola che la debolezza come il lavoro - altra falsità - non nobilita e di certo non costituisce alcun titolo di merito. Che gli umiliati ed offesi di oggi altri non sono che gli oppressori e aguzzini di domani. Che non vi è nessuna controstoria, o narrazione alternativa possibile, ma soltanto la stessa merda che all'infinito si rimescola un po' da una parte un po' dall'altra.
Niente di personale, Odette, tu lo sai. Però diglielo, diglielo a questi ingenui ed affabulatori, che la realtà è un'altra cosa.
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